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I maggiori tsunami della storia

Tsunami significa letteralmente “onda del porto”; in italiano si usa spesso il termine maremoto. Consiste nello spostamento rapido di grosse masse d’acqua, che può essere generato da varie cause, quali una veloce dislocazione relativa di un’ampia superficie del fondo del mare dovuta a un terremoto, frane sottomarine o lungo i versanti che si affacciano sulle sponde di uno specchio d’acqua, l’esplosione di un vulcano sottomarino o l’impatto di un asteroide. Si tratta, quindi, di cause impulsive che generano onde, che hanno un periodo variabile da alcune decine fino a migliaia di secondi (quindi con una lunghezza d’onda molto maggiore della profondità del bacino che attraversano), la cui velocità cresce con la profondità del mare.

Avvicinandosi alla costa, la profondità diminuisce; conseguentemente diminuisce la velocità ed aumenta l’altezza dell’onda.
Non tutti i terremoti che avvengono in mare possono generare tsunami, bensì soltanto quelli di magnitudo elevata: la magnitudo assunta come soglia nel sistema di allarme del Pacifico (PTWS) è pari a 6.5. Le zone di maggior rischio sono quelle costiere in prossimità di sorgenti sismiche, come le aree che circondano l'Oceano Pacifico, quelle dell’Oceano Indiano e in minor misura quelle dell’Oceano Atlantico e del Mediterraneo.


L’altezza dell’onda (runup), in alcuni casi storicamente documentati, ha raggiunto valori impressionanti, come i 525 m dell’onda di tsunami a Lituya Bay in Alaska del 10 luglio 1958.


Notizie di tsunami catastrofici si hanno fin dall’antichità. Vanno ricordati:

  • il disastroso maremoto verificatosi nel mar Egeo come conseguenza dell’esplosione dell’isola di Thera (l'attuale Santorini), intorno al 1627 a.C., dove si produssero onde alte 50 m e che, probabilmente, determinò la fine della civiltà Minoica;
  • quello che nel 365 d.C. colpì Alessandria d’Egitto, devastandola e provocando circa 50.000 morti;
  • quello di Lisbona del 1755, dove un terremoto di magnitudo 9 distrusse la città e, circa 40 min dopo, tre ondate di oltre 10 m si riversarono sul porto e nel letto del fiume Tago; le vittime di questi eventi furono quasi 100.000, soltanto a Lisbona, e altre decine di migliaia lungo le coste di Portogallo, Spagna e Marocco.

Negli ultimi anni, oltre all'evento giapponese di cui detto, si è verificato un altro evento catastrofico nell’Oceano Indiano al largo della costa nord-occidentale di Sumatra, causando circa 230.000 morti. Le onde di tsunami, originate da un terremoto di magnitudo 9.1, verificatosi alle 00:58 UTC del 26 dicembre 2004 (Lat. 3.298°N, Long. 95.779°E), circa 160 km ad ovest di Sumatra, ad una profondità di 30 km, furono alte fino a 15 m e giunsero sulle coste dell'Indonesia circa 15 min dopo l'evento sismico e, dopo diverse ore, anche sulle coste dell’Africa orientale ad oltre 4.500 km di distanza.

Tsunami in Italia

Anche in Italia il rischio di tsunami è rilevante (vedi figura). Le nostre coste, infatti, sono state investite negli ultimi duemila anni da una settantina di eventi significativi, ma il catalogo è incompleto, soprattutto per gli eventi verificatisi prima del 1600.
Sono le coste della Sicilia e della Calabria quelle che contano il maggior numero di maremoti. Proprio la Sicilia orientale fu investita nel 1169 da un’onda di tsunami generata da un terremoto di magnitudo stimata di 6.6. A Catania ci furono circa 20.000 vittime.

Nella stessa area, nel 1693 a seguito del terremoto della Val di Noto, Catania, Augusta e Messina furono investite da un maremoto di grado 4 (secondo la scala Ambraseys-Sieberg strutturata su 6 gradi); sul porto di Augusta, in particolare, si abbatterono onde alte 15 m.

Un altro evento devastante, di grado 5, si verificò il 30 luglio1627 sulle coste del Gargano, provocato da un terremoto che colpì l’area di San Severo, Lesina, Apricena, Serracapriola e fece il maggior numero di danni lungo il corso del fiume Fortore. Il maremoto investì il litorale di Manfredonia, la foce del Sangro, e fu particolarmente intenso sulla costa prospiciente il lago di Lesina dove l’onda ebbe un runup di circa 3 m; alla foce del Fortore il mare si ritirò di circa 3 km.

Negli anni 1783 e 1784, lo stretto di Messina e la Calabria Tirrenica furono investite da alcuni maremoti di intensità fra 3 e 5. Alcuni tsunami furono prodotti direttamente dalla terribile sequenza di terremoti che devastò la Calabria nel 1783, altri furono provocati dallo scivolamento in mare di enormi frane come quella del monte Paci. A Scilla si ebbe un runup di 9 m.

Negli ultimi secoli si sono verificati maremoti di grado 3 anche lungo le coste della Liguria e dell’Adriatico centro settentrionale.
Il maremoto più disastroso che sia mai stato registrato sulle nostre coste è senz’altro quello provocato dal terremoto che colpì lo stretto di Messina il 28 dicembre 1908. Il mare iniziò prima a ritirarsi e dopo pochi minuti si abbatté sulla costa con almeno tre grandi ondate che a Pellaro raggiunsero i 13 m e che contribuirono significativamente al bilancio finale dei morti che, secondo alcune stime, furono oltre 100.000.

L'evento più recente in Italia è quello avvenuto il 30 dicembre 2002 nell’isola di Stromboli, che fu generato da una frana lungo la “Sciara del Fuoco” e colpì la parte settentrionale dell’isola dove le onde raggiunsero l’altezza di 11 m.