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COMUNICARE LA RIERCA

I rischi per la sicurezza alimentare

Per i cittadini europei, i rischi di assunzione di alimenti contaminati in seguito all’incidente nucleare in Giappone sono bassi.

L’importazione complessiva di prodotti agricoli (di origine animale e vegetale) e della pesca dal Giappone è poco significativa. Infatti, nel 2010 l’importazione in Europa dal Giappone è stata pari ad un valore di 187 milioni di € per i prodotti agricoli e di 18 milioni di € per i prodotti della pesca. In particolare le esportazioni di frutta e verdura verso l’Europa sono estremamente ridotte (9.000 tonnellate nel 2010) e, per quanto riguarda i prodotti di origine animale, il Giappone è autorizzato ad esportare in Europa soltanto 4 tipi di prodotti e precisamente: pesce, molluschi bivalvi, membrane per insaccati, mangimi per animali domestici.

Inoltre c’è da considerare che le autorità giapponesi fin dal primo momento hanno preso le necessarie misure per assicurare che eventuali alimenti (e acque potabili) contaminati non siano né venduti al pubblico giapponese né esportati.

Per garantire la sicurezza dei consumatori ed impedire l’ingresso di alimenti e mangimi contaminati in seguito all’incidente occorso agli impianti nucleari di Fukushima, la Commissione Europea ha lanciato una notifica tramite il Sistema Di Allerta Rapido per Alimenti e Mangimi (RASFF), raccomandando il controllo della radioattività dei prodotti importati dal Giappone (mangimi per animali e alimenti di origine vegetale e animale) dopo il 15 marzo.

Per rafforzare ulteriormente i controlli, il 24 marzo lo Standing Committee on the Food Chain and Animal Health (SCoFCAH) dell’Unione Europea ha stabilito che tutti gli alimenti e mangimi che originano o provengano dalle 12 prefetture del Giappone più a rischio di contaminazione radioattiva (Fukushima, Gunma, Ibaraki, Tochigi, Miyagi, Yamagata, Niigata, Nagano, Yamanashi, Saitama, Tokyo e Chiba) devono essere controllati prima di lasciare il Giappone e possono essere importati solo se accompagnati da una dichiarazione della autorità giapponesi che attesti un contenuto di radionuclidi inferiore al livello massimo permesso nell'UE, con riferimento specifico alla presenza di 131I, al 134Cs e al 137Cs. Una volta giunti nella UE, questi prodotti possono comunque essere sottoposti a controlli casuali a campione (deve essere controllato almeno il 10% delle merci). Gli alimenti e i mangimi che originano dalle altre 35 prefetture giapponesi, devono essere accompagnati da una dichiarazione che ne attesti la prefettura di origine e, una volta giunti in UE, devono essere sottoposti a controlli casuali (deve essere controllato almeno il 20% delle merci). Queste misure per la sicurezza alimentare saranno riviste mese per mese.

Il quadro complessivo è pertanto estremamente rassicurante per i consumatori europei. È necessario però riflettere che i livelli massimi ammissibili di radioattività negli alimenti sono stati stabiliti sulla base delle abitudini di consumo medie europee ed ipotizzando che il 10% degli alimenti origini dal territorio contaminato. È pertanto importante che il consumo di alimenti provenienti dalle zone investite dal fallout radioattivo avvenga in linea con le abitudini ed i livelli medi europei, in quanto l’adozione di diete o di comportamenti alimentari particolari richiederebbe specifiche valutazioni di rischio.

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