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COMUNICARE LA RIERCA

Ipotesi di impatto radiologico

La valutazione dell’impatto radiologico sull’individuo è effettuata attraverso la valutazione della dose, e cioè dalla quantità di radiazioni ricevute dall’esterno e dall’interno del corpo. La dose, infatti, o più precisamente la dose efficace, è proporzionale al rischio per l’individuo di sviluppare effetti sanitari delle radiazioni. La dose è espressa in Sievert, o più spesso in sottomultipli, milliSievert (un millesimo di Sievert).

La dose ricevuta dagli individui è la somma della dose ricevuta da irradiazione esterna trovandosi in una “nube radioattiva” e della dose ricevuta da irradiazione interna, cioè da radiazioni che sono state introdotte nel corpo per inalazione di aria contaminata, di particelle sospese contaminate o ingestione di alimenti.

Nel caso dell’incidente a Fukushima, non si hanno informazioni sufficienti per procedere ad una valutazione quantitativa della dose né per gli operatori impegnati nella gestione dell’emergenza né per gli individui della popolazione.

Una stima quantitativa potrà essere svolta solamente quando saranno noti i valori di irradiazione esterna alle diverse distanze dai siti, in particolare dove si trovano gli individui della popolazione, e quando saranno noti i valori di radioattività misurati in aria e, successivamente, in varie matrici ambientali, per ciascun radionuclide individuato, e con ulteriori informazioni che precisino i tempi e le modalità delle esposizioni, al momento non disponibili. Il tipo di radionuclidi e la forma chimico-fisica (gas, volatili, particolati) dei contaminanti sono determinanti per i valori di dose da contaminazione interna. Mentre una valutazione di dose individuale per ciascun individuo della popolazione potrà essere fatta solo sulla base di misure di monitoraggio di contaminazione interna e sulla base delle informazioni sui tempi di permanenza in aree specificate.

I dati forniti in data 17 marzo sui siti WEB di IAEA ed ISPRA relativi a valori di intensità di dose ambientale in aria in luoghi diversi dal sito nucleare sono utili per definire le aree di passaggio della “nube radioattiva”, ma non ancora sufficienti per una valutazione di dose per gli individui della popolazione. Infatti, i valori superiori al valore di dose in aria per radiazione ambientale attesa (dell’ordine di 0,1 microSv/h) sono stati registrati in alcune città Giapponesi e a distanze da 20 a 60 km dal sito nucleare di Fukushima. In particolare i punti a maggiore intensità di dose si trovano a distanze di 30 km in direzione nord-ovest. Questi valori evidenziano il passaggio di una nube radioattiva sui territori circostanti per i quali non si hanno però dati nei giorni precedenti, pertanto le valutazioni si possono far corrispondere al solo periodo di misura (prime 8 ore del 16 marzo).

Dal 17 marzo la IAEA può disporre regolarmente dei dati di intensità di dose ambientale in aria da 47 città Giapponesi e ciò permetterà di monitorare nei prossimi giorni il livello di radioattività e verificare i dati di simulazione di diffusione della nube radioattiva che gli esperti potranno approntare, tenendo conto dei dati meteorologici e delle ipotesi di rilascio conseguenti alle varie fasi degli incidenti a Fukushima.

Invece i dati di intensità di dose ambientale (mSv/h) disponibili periodicamente, a cura delle Autorità giapponesi e disponibili sul sito WEB della IAEA, sin dall’inizio dell’emergenza si riferiscono a valori all’ingresso del sito della centrale1 e, pertanto, non sono “assegnabili” né agli operatori nè agli individui della popolazione in quanto:

  • gli operatori stanno operando in luoghi diversi dal punto di misura, all’interno dei vari reattori e, verosimilmente, come riportato anche dalle Autorità Giapponese, in luoghi con valori anche più elevati di dose (non noti).
  • la popolazione è stata evacuata sin dal 12 marzo dall’intorno del sito nucleare di FUKUSHIMA DAIICHI fino a 20 km ed alla popolazione nel raggio fra 20 e 30 km è stata data l’indicazione di stare al chiuso per limitare la esposizione all’eventuale passaggio della nube radioattiva provocata dai rilasci in atmosfera presso il sito nucleare.

Va però considerato che:

a) per quanto riguarda gli operatori:

  • la Direzione dell’emergenza ha ridotto il personale addetto alla gestione dell’emergenza stessa e in data 15 marzo ha disposto l’allontanamento di 750 addetti lasciando solo 50 addetti presso il sito nucleare, probabilmente istituiti periodicamente con opportune turnazioni;
  • la dose ammessa, secondo le raccomandazioni internazionali, per un addetto in condizioni di emergenza è di 100 mSv, o valori superiori per salvare vite umane valutate nei casi specifici dalle Autorità. In pratica, quando un operatore, che è dotato di misuratori di dose individuale e di tutti gli opportuni dispositivi di protezione del caso, raggiunge la dose di 100 mSv dovrebbe essere sostituito da altro operatore.
  • Dalle informazioni ricevute la Direzione dell’emergenza sta attuando le raccomandazioni internazionali. Si ha notizia che il 16 marzo le Autorità hanno fissato il valore massimo ammesso a 250 mSv.

b) per quanto riguarda gli individui della popolazione

  • le Autorità giapponesi hanno disposto l’evacuazione fin dai primi momenti dell’emergenza nucleare e pertanto la popolazione si trova ora ad una distanza maggiore di 20 km di distanza, in luoghi chiusi e con l’indicazione di restrizioni alimentari. Tutti questi elementi riducono l’esposizione degli individui alle radiazioni.
  • è stato inoltre fornito ai centri di distribuzione iodio stabile pronto per la somministrazione in caso di necessità.
  • le precipitazioni avvenute nella zona possono aver facilitato la deposizione al suolo, riducendo il percorso della nube, e “lavato l’aria” in movimento nella direzione del vento che, se verso l’oceano, può aver portato la nube lontano dalla popolazione.

Sulla base del sistema e delle raccomandazioni internazionali ICRP (International Commission on Radiological Protection, www.icrp.org) di radioprotezione2 per ciascun individuo della popolazione si può solo affermare quanto segue:

  • se la dose a ciascun individuo della popolazione evacuata si manterrà al di sotto di 1 mSv è rispettato il valore limite per gli individui della popolazione dalle raccomandazioni internazionali per l’esposizione da attività umane;
  • se la dose si manterrà su valori da 1 mSv fino a qualche decina di mSv, si potrebbe avere un incremento degli effetti stocastici a lungo termine, e cioè un incremento della probabilità di insorgenza di neoplasie a lungo termine sull’insieme della popolazione evacuata;
  • se la dose supererà il valore di 100 mSv, è molto probabile l’incremento degli effetti stocastici a lungo termine, e cioè un incremento della probabilità di insorgenza di neoplasie a lungo termine sull’insieme della popolazione evacuata.

Per saperne di più:

1 I valori di intensità di dose ambientale forniti presso l’entrata del sito di Fukushiima sono oscillati da valori di qualche microSv/ora, a qualche milliSv/h, fino ad un picco di 400 milliSv/h in un breve intervallo temporale, assestandosi in data 16 e 17 marzo a valori di poco inferiori al mSv/h. Il valore di fondo ambientale per la presenza di radiazione naturale è dell’ordine di 0,1 microSv/h (un milionesimo di Sv all’ora).

2 Il sistema di radioprotezione è basato su studi e dati epidemiologici che non sono in grado di dimostrare l’evidenza statistica di incremento di rischio di neoplasie al di sotto di 100 mSv di dose da radiazioni, tuttavia, per motivi cautelativi, anche al di sotto di 100 mSv si assume che ogni dose da radiazioni può causare un effetto.