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FOCUS FISSIONE NUCLEARE

Opportunità e vantaggi

Il rischio dei cambiamenti climatici, la tendenza all’aumento dei costi dei combustibili fossili e la persistente insicurezza connessa all’approvvigionamento energetico, sono elementi che fanno ritenere, a livello internazionale, l’energia nucleare utile - insieme ad una politica per l’efficienza energetica e per il ricorso alle fonti rinnovabili - per conseguire una riduzione delle emissioni di gas serra e la diversificazione delle fonti per una maggiore sicurezza energetica.

L’opportunità di riavviare un programma nucleare in Italia, come deciso dal Governo, è rafforzata da un tasso di dipendenza energetica particolarmente elevato (circa 85% di dipendenza dall’estero con una fattura energetica corrispondente a quasi 60 miliardi di Euro nel 2008), ma anche dalla prospettiva di sviluppare una filiera industriale nazionale in grado di rispondere alle sfide tecnologiche del futuro in campo energetico.

Nel 2008 in Italia, secondo i dati Terna, la domanda elettrica è stata soddisfatta prevalentemente con le fonti fossili (72%), con una quota da fonte rinnovabile (16%), in gran parte di origine idroelettrica e, per il resto, con importazione di energia elettrica (12%).

Il piano del Governo, all’interno di una politica di efficientamento complessivo del sistema energetico nazionale, tende a riequilibrare il mix delle fonti per la produzione di energia elettrica prevedendo l’utilizzo di fonti fossili per il 50%, di fonti rinnovabili per il 25% e di fonte nucleare per il 25%.

Il nucleare non appare dunque sostitutivo ma complementare alle fonti rinnovabili.

In termini di vantaggi ambientali, economici e occupazionali, partendo dagli scenari elaborati dall’ENEA che indicano per l’Italia, al 2030, una domanda di energia elettrica pari a circa 370 TWh e se si ipotizza di produrre il 25% di energia elettrica con fonte nucleare, risulta necessario disporre di una potenza pari a quella di 8 reattori da 1600 MWe ciascuno.

Con tale programma si otterrebbero i seguenti risultati:

  • 7,5 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 evitate per reattore installato
  • 112 milioni di euro di risparmio totale in termini di diritti di emissione
  • 3,5 miliardi di m3 di importazione evitata di gas naturale
  • 4 milioni di tonnellate di importazione evitata di carbone
  • 13.500 nuovi occupati1 .

L’effetto positivo ai fini della riduzione delle emissioni di CO2 è dimostrato in Francia, il cui sistema di produzione di energia elettrica, largamente basato sull’energia nucleare, vede una produzione media di CO2 pari a 50 gr/kWh, a fronte di una media europea di 400 gr/kWh.

Approfondimenti

1 Estrapolazione dell’esperienza francese 100.000 occupati su 58 reattori nucleari installati.