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FOCUS FISSIONE NUCLEARE

Gli incidenti

Un recente studio dell’Istituto svizzero "Paul Scherrer"1 rileva che il numero complessivo di morti per incidenti nello sfruttamento e nella gestione delle varie fonti energetiche è stato, negli ultimi dieci anni, di oltre 18.000 vittime: un terzo di queste legate allo sfruttamento del petrolio e i rimanenti due terzi alla fonte energetica idraulica, al carbone, al gas. Tra i disastri con maggiore numero di vittime si ricorda quello avvenuto nel 1984 per l’esplosione di serbatoi di gas liquido a Ixhuatepec, vicino a Città del Messico, dove morirono 550 persone, 7.000 rimasero ferite, 300.000 furono evacuate. Nel 2010, nel Connecticut, 6 persone sono morte e decine sono rimaste ferite per lo scoppio di una centrale a gas. Tra i grandi incidenti dovuti alle attività umane, si ricorda quello di Bophal, in India, nel quale a seguito di un incidente ad un impianto chimico morirono ben 2.500 persone.

Il più grande disastro della storia del nucleare è stato quello avvenuto il 26 aprile 1986 nella centrale sovietica di II generazione della città di Chernobyl, in Ucraina. Secondo dati della Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica di Vienna, in quel disastro morirono, nell’immediato, 48 persone e furono evacuate 135.000 persone. Gli effetti a medio e lungo termine sulla salute umana di questo incidente non sono ancora del tutto noti. L’incidente è avvenuto per un insieme di concause molto particolari:

  • L’impianto era dotato di reattori cosiddetti a "duplice scopo", finalizzati alla produzione di plutonio adatto ad impieghi bellici ai quali, per motivi economici di gestione, era stata associata la generazione di energia elettrica per scopi "commerciali".
  • Le misure di sicurezza erano carenti, o del tutto mancanti; inoltre, allo scopo di aumentare la produzione di plutonio per impieghi militari, il reattore veniva fatto funzionare a temperature troppo elevate, superiori alle soglie di prudenza, pericolose persino in caso di un normale malfunzionamento per la possibilità di sviluppo di miscele di gas esplosivi.
  • La centrale era priva di un sistema di contenimento, cioè dell’edificio a tenuta stagna - obbligatorio in tutte le centrali occidentali anche di II generazione - in grado di resistere alle pressioni che si svilupparono: anzi il reattore era alloggiato in un edificio con tetto in normale carpenteria metallica.
  • Il disastro venne provocato da un esperimento imposto da burocrati sovietici ai tecnici della centrale, in violazione delle più elementari norme di sicurezza e in conflitto con le norme di esercizio previste dal manuale di quella centrale.

In Ucraina e nella Federazione russa funzionano ancora circa 15 impianti dello stesso tipo di quello di Chernobyl, ma questi reattori sono stati messi in sicurezza limitandone la potenza, costruendo sistemi di contenimento e adottando regolamenti che prevedono severe condizioni di esercizio. Inoltre questi impianti si stanno avviando rapidamente al fine vita e sono destinati ad essere sostituiti da impianti di moderna concezione.

Gli impianti nucleari occidentali di III generazione sono totalmente diversi da quello di Chernobyl per i criteri di sicurezza utilizzati nella progettazione, per la presenza di molteplici sistemi di sicurezza attivi e passivi, per il contenitore esterno di sicurezza in grado di resistere ai peggiori eventi interni ed esterni e per le modalità di esercizio imposte. Inoltre, tali impianti sono finalizzati solo alla produzione di energia e non possono, in alcun modo, essere utilizzati a scopi militari.

 

Approfondimenti

1 A Comparative Analysis of Accident Risks in Fossil, Hydro, and Nuclear Energy Chains, Peter Burgherr and Stefan Hirschberg, Paul Scherrer Institut (PSI), Laboratory for Energy Systems Analysis, Villigen PSI, Switzerland, 2008