Sezioni

FOCUS FISSIONE NUCLEARE

La necessità di formazione

La necessità di migliaia di figure professionali da impiegare sia nel programma industriale che nell’innovazione di prodotto e processo, oltre che nella ricerca e sviluppo, rischia di diventare il vero collo di bottiglia per la ripresa nucleare in tutto il mondo.

Da oggi al 2050 si prevede che saranno ordinati e costruiti nel mondo fino a 1000 nuovi impianti nucleari di potenza. Ad essi si aggiungono gli impianti e le attrezzature relativi al ciclo del combustibile: dall’estrazione del minerale dalla miniera ai processi di produzione del combustibile a quelli per il trattamento, condizionamento, trasporto e stoccaggio dei rifiuti radioattivi e al loro eventuale riciclo per recuperarne il potenziale energetico, fino allo smantellamento degli impianti che hanno raggiunto il fine vita.

Si tratta dunque di poter disporre di personale altamente qualificato per ogni fase del processo, decine di migliaia di posti di lavoro in tutto il mondo. Di questo si cominciano già a vedere i primi effetti, con la corsa da parte delle maggiori industrie nucleari mondiali ad assicurarsi i giovani più preparati e promettenti.

Si tratta di un processo competitivo sia fra i Paesi che già fanno ricorso da tempo all’energia nucleare e che intendono mantenere in sicurezza gli impianti o sostituire e potenziare il proprio parco reattori, e i Paesi sviluppati, emergenti o in via di sviluppo che si affacciano per la prima volta a questa fonte energetica. Paesi emergenti come la Cina e l’India hanno programmi nucleari molto ampi, per soddisfare i bisogni energetici di una popolazione che si conta a miliardi di persone. E ad essi occorre aggiungere una cinquantina di Paesi in via di sviluppo, anche africani, che hanno già espresso all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica di Vienna la propria volontà di dotarsi di impianti nucleari adatti ai loro fabbisogni energetici sempre crescenti.

In Italia esistono ancora competenze disponibili per gestire il nuovo programma nucleare, e ciò è dovuto da un lato all’impegno dei maggiori atenei italiani nel mantenere in vita corsi di ingegneria nucleare e, dall’altro, di un certo numero di organizzazioni di ricerca e industrie italiane in progetti e programmi europei ed internazionali sul nucleare innovativo. Questo è avvenuto anche nel periodo post-Chernobyl, in cui l’Italia ha ritenuto di non ricorrere più a questa fonte energetica. In particolare, lo sforzo, anche industriale, degli scorsi anni sull’innovazione e sulla ricerca e sviluppo, ha consentito al sistema produttivo italiano di acquisire commesse, e quindi posti di lavoro altamente qualificati nel mercato internazionale e, oggi, di essere pronto a competere nel momento in cui si riaprono le prospettive di un rilancio del nucleare anche nel nostro Paese.

È necessario, comunque, dati gli obiettivi che il Governo si è posto, potenziare da subito, nel Paese, la capacità formativa in questo campo per arrivare, a regime, a circa 300 ingegneri nucleari da offrire al mercato del lavoro ogni anno. Peraltro, un analogo numero di ingegneri nucleari usciva dalle università italiane all’inizio degli anni 80, quando l’Italia aveva un ambizioso programma nucleare. Parallelamente è necessario uno sforzo straordinario per assicurare il turn-over e il potenziamento del corpo docente.

I tempi lunghi per la formazione delle figure professionali più critiche richiedono una specifica programmazione già all'inizio del programma nucleare. Infatti la formazione di un ingegnere da inserire nel mercato nucleare richiede attualmente 5 anni di preparazione iniziale, meglio se seguita e completata da un Dottorato di ricerca di 3 anni, in particolare necessario per coloro che saranno poi impiegati nel settore della ricerca e sviluppo presso enti di ricerca, università ed industrie.

Oltre agli ingegneri nucleari, che rivestono un ruolo centrale che investe tutte le fasi del processo produttivo, le necessità professionali si estendono anche al campo dell’ingegneria civile, della meccanica, della chimica, dell’elettronica, dell’informatica ecc. e, non da ultimo, della comunicazione, per migliorare la comprensibilità e quindi l’accettabilità da parte di un pubblico sempre più vasto e desideroso di avere coscienza delle implicazioni delle scelte energetiche del Paese. Formazione, infatti, significa non solo sviluppo delle competenze universitarie e post-universitarie per formare gli scienziati e i tecnici che opereranno sulle centrali, ma anche educazione sui problemi energetici e sui vantaggi e limiti di ogni fonte energetica, incluso quella nucleare, fin dalle scuole elementari e medie.

Alcuni dati sulle Università italiane con indirizzi nucleari

Sede

Università

Laurea di I livello

Laurea II livello

Master

Dottorato

Dipartimento

Milano

Politecnico di Milano

Ing. Energetica
Ing. Fisica
Ing. Elettrica

Ing. Nucleare

Scienza e Tecnologia delle Radiazioni

Energia

Torino

Politecnico di Torino

Ing. Energetica

Ing. Energetica

Energetica

Energetica

Palermo

Università di Palermo

Ing. Energetica

Ing. Energetica e Nucleare

Tecnologie Nucleari, Chimiche e della Sicurezza

Ing. Nucleare

Pisa

Università di Pisa

Ing. Nucleare e della sicurezza e Protezione

Ing. Nucleare e della Sicurezza Industriale

Sicurezza Industriale e Nucleare

Ing. Meccanica, Nucleare e della Produzione

Roma

Università di Roma "La Sapienza"

Ing. Energetica

Ing. Energetica

Energetica

Ing. Elettrica

Bologna

Università di Bologna

Ing. Energetica

Ing. Energetica

Progettazione e Gestione Sistemi Nucleari Avanzati

Ing. Energetica, Nucleare e del Controllo Ambientale

Ing. Energetica, Nucleare e del Controllo Ambientale Ing. delle Costruzioni Meccaniche, Nucleari, Aeronautiche e di Metallurgia