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NetONets 2011

7 giugno 2011, Budapest

In finanza, il termine “Rischio Sistemico” indica il pericolo di collasso di un intero sistema finanziario o mercato; tale concetto è opposto a quello associato a una singola entità, gruppo o componente del sistema.

Il normale svolgersi delle attività quotidiane nella nostra società dipende da Infrastrutture Critiche come la trasmissione e distribuzione dell'energia; le telecomunicazioni, le risorse idriche e la gestione delle acque reflue; le reti di distribuzione delle derrate alimentari e i trasporti. La maggior parte di tali infrastrutture sono delle Reti e come tali sono passibili di Rischio Sistemico: chiare manifestazioni  del problema sono i ricorrenti e forse inevitabili black-out a cui sono soggette le reti elettriche.

Al fine di proteggere le fondamenta della nostra società, sono state sviluppate diverse metodologie per analizzare e simulare il comportamento sotto stress delle principali infrastrutture tecnologiche come le telecomunicazioni, le risorse idriche, il gas, l'energia e i trasporti. La recente crisi economica ci ha, inoltre, ricordato come anche entità più astratte come la rete di prestiti fra le banche possano essere considerate Infrastrutture Critiche.

Nonostante i progressi conseguiti nel settore, gli esperti della protezione delle Infrastrutture Critiche non hanno ancora recepito a pieno le recenti ricerche fondamentali avvenute nel campo delle Reti Complesse: ciò è probabilmente dovuto al diverso livello di astrazione degli approcci ed ad un gap culturale da colmare.

Questa conferenza, organizzata da ENEA (laboratorio UTMEA-CAL Infrastrutture di Calcolo e Tecnologiche), CNR, AIIC (Associazione Italiana esperti Infrastrutture Critiche) e COST (European Cooperation in Science and Technology) si pone l'ambizioso obiettivo di gettare un ponte fra la comunità degli esperti in Infrastrutture Critiche e quella degli studiosi di Reti Complesse, al fine di creare una visione condivisa e di porre le basi per un approccio integrato multi-scala alla “Governance” delle Infrastrutture Critiche.

La sfida del futuro, per tale duplice comunità, è la valutazione e la comprensione delle interdipendenze delle reti. Il caso dell'Estonia nel 2007 ci ricorda come nessuna delle reti infrastrutturali sia un oggetto isolato: gli effetti di un accidentale attacco informatico possono propagarsi in tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana.

Allo stato attuale, le conoscenze tecnologiche sono disperse fra gli esperti di diversi settori: gli operatori delle reti elettriche (produzione, trasporto e distribuzione), del gas (estrazione, trasporto, immagazzinamento, distribuzione), gli operatori delle telecomunicazioni (carrier, internet provider, reti televisive, compagnie telefoniche, ecc.), della catena del cibo, dell'approvvigionamento idrico, del rifornimento carburanti ecc.

Per poter predisporre una risposta globale a eventi indesiderati che impedisca l'effetto domino nelle nostre organizzazioni sociali è necessario  un linguaggio comune che permetta di integrare il sapere dei vari settori e descriverne le reciproche dipendenze. L'approccio delle Reti Complesse può costituire la base per un linguaggio comune atto a descrivere, caratterizzare, prevedere e governare le Infrastrutture Critiche nel loro insieme. Capire come descrivere le caratteristiche globali pur mantenendo una descrizione realistica ad alta granularità dei fenomeni è il compito più stimolante che le comunità  congiunte dovranno affrontare nel prossimo futuro.

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