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L'esperienza di ITABIA; casi di studio e buone pratiche per un corretto approccio alle filiere legate alla bioenergia

2 luglio 2010, Roma

L’ENEA ha ospitato il 2 luglio scorso un incontro di approfondimento sul corretto approccio alla bioenergia, organizzato dall’Associazione italiana biomasse (ITABIA) che quest’anno festeggia i suoi primi 25 anni di attività.

Si è trattato di un’occasione per discutere di bioenergia “ di qualità”, in grado di contenere effettivamente le emissioni di CO2, di promuovere l’autonomia, il risparmio e l’efficienza energetica, nonché di rafforzare l’economia a livello globale, sia in aree altamente produttive, sia in contesti a rischio di marginalizzazione.

Il termine biomassa viene utilizzato per indicare tutti quei materiali di origine organica (vegetale o animale) che non hanno subito alcun processo di fossilizzazione e sono utilizzati per la produzione di energia. Le biomasse sono classificate come FER (fonti energetiche rinnovabili), in quanto non viene incrementato l’ammontare di CO2 presente nell’ambiente nel corso della produzione di energia. L’utilizzo delle biomasse accelera semplicemente il ritorno della CO2 in atmosfera, con emissioni  che rientrano nel normale ciclo del carbonio (equilibrio fra CO2 emessa e assorbita).

Le biomasse, ma più in generale il settore della bioenergia, assumeranno un ruolo sempre più importante nel panorama energetico ed ambientale del nostro Paese. Il corretto utilizzo della bioenergia rappresenta un classico esempio di attuazione dei principi della sostenibilità in quanto agli evidenti vantaggi di natura ambientale ed economica si aggiungono quelli di natura sociale, attraverso la valorizzazione di risorse locali per la diversificazione delle fonti energetiche e la riduzione della dipendenza dall’estero.
La produzione di energia elettrica da biomasse in Italia è in continua ascesa, con un incremento di sei volte nel corso del decennio 1998-2007. Ma questo settore rappresenta solo il 5 per cento (8 per cento se si include il biogas) sul totale di energia elettrica prodotta da FER (la stragrande maggioranza, il 71 per cento, proviene ancora dall’idroelettrico).

La più antica biomassa utilizzata per la produzione di energia è la legna. Oggi la biomassa forestale comprende, oltre ai ciocchi di legna, il pellet (segatura essiccata e compressa) e il cippato (scaglie di legno), utilizzati per alimentare caldaie ad altissimo rendimento (fino al 90%). Il cippato può essere utilizzate anche per la cogenerazione (produzione di calore ed elettricità).

Ma la bioenergia che richiama le maggiori attenzioni per il suo potenziale di crescita è costituita dai biocarburanti, gli unici sostituti diretti dei combustibili fossili nel settore dei trasporti disponibili oggi su scala significativa. Per evitare il possibile rischio che questi combustibili ottenuti dalla fermentazione dei vegetali ricchi di zuccheri (canna da zucchero, barbabietole e mais) entrino in competizione con la filiera alimentare, le attività di ricerca e sviluppo dell’ENEA sono concentrate sui biocarburanti cosiddetti “di seconda generazione”, ricavati da materiale lignocellulosico e altre colture non alimentari, come ad esempio il miscanto (una graminacea alta fino a quattro metri con un elevatissimo potere calorifico), il panico verga, il sorgo, il cardo e in prospettiva le microalghe. Tra le varie forme di bioenergia, anche il biogas, ottenuto dalla digestione o fermentazione anaerobica (cioè in assenza di ossigeno) di rifiuti vegetali e liquami di origine animale, e il biodiesel, derivato da oli vegetali e grassi animali. L’impegno ENEA nel campo della bioenergia prevede anche lo sviluppo e il collaudo di impianti di gassificazione di media-bassa potenza per la produzione di energia elettrica da biomasse agricole e forestali.

Di recente l’ENEA ha anche realizzato, per conto del Ministero dello Sviluppo Economico, L’Atlante delle Biomasse” un database consultabile sul web in modo interattivo, che consente di conoscere a livello provinciale i possibili bacini di approvvigionamento di biomasse. In base ai dati raccolti, le risorse di biomassa disponibili sul territorio nazionale sono sufficienti a coprire, nel loro insieme, il fabbisogno previsto per il raggiungimento degli obiettivi al 2020 fissati dalla Direttiva europea 28/2009 sulla promozione delle FER(*)

Per poter rispettare gli impegni imposti da questa normativa UE, da cui deriva il recentissimo PAN (Piano d’Azione Nazionale per le fonti rinnovabili), il nostro Paese dovrà comunque superare una serie di criticità del sistema biomasse. In particolare, i progetti bioenergetici dovranno vedere un maggior coinvolgimento sia degli operatori agricoli e forestali che delle popolazioni locali, mentre lo sviluppo dell’imprenditorialità nel settore richiederà un necessario alleggerimento degli attuali carichi normativi e burocratici.

(*) Tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2020 stabiliti dalla Direttiva 28/2009/CE:

  1. riduzione delle emissioni di CO2 del 20% rispetto ai livelli del 1990
  2. Incremento del 20% dell’efficienza negli usi finali dell’energia rispetto ai livelli attuali
  3. Promuovere le energie rinnovabili con un obiettivo vincolante del 20% sul totale dei consumi energetici della UE e del 10%, per ciascun paese membro, dei consumi nel settore dei trasporti terrestri.

Programma dell’evento

Atti del convegno