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Donne in tv e nei media: un nuovo corso per l'immagine femminile

15 aprile 2010, Roma

Si è tenuto a Roma il 15 aprile 2010, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio, l’incontro Donne in TV e nei Media: un nuovo corso per l’immagine femminile, promosso da Gabriella Cims, coordinatrice dell’Osservatorio Direttiva UE Servizi di Media Audiovisivi, dal Comitato Pari Opportunità del Ministero dello Sviluppo Economico, dal Comitato Pari Opportunità dell’ENEA, da key4biz, dallo IEM-Fondazione Rosselli e da Etica Media. La finalità dell'iniziativa era quella di dare seguito all’Appello Donne e Media, partito a novembre 2009, che ha raccolto l’adesione di centinaia di donne impegnate in diversi settori della vita sociale, politica ed economica del paese.

Un’importante risposta è giunta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha rafforzato la crescente attenzione attorno alla proposta di riforme presentata nell’appello e finalizzata a modificare il Contratto di servizio pubblico della Rai. Un Contratto di servizio pubblico che deve essere modificato, per ottenere una rappresentazione femminile di ciò che le donne sono e fanno nella vita reale, tra difficoltà e successi, tra casa e lavoro.

Il convegno si è aperto con la lettura di un nuovo messaggio di saluto da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con alcune considerazioni sull’immagine della donna che non: “Risponda a funzioni ornamentali o che venga offerta come bene di consumo, attraverso una forma di rappresentazione che offende profondamente la dignità delle donne italiane”.

La presenza al convegno del ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, testimonia una crescente attenzione alle tematiche femminili anche da parte del mondo politico e istituzionale.

Nel suo intervento di apertura, il ministro ha sottolineato quanta strada le donne hanno percorso nella sfera sociale, civile, economica del paese, invitando però a riflettere anche su quanto ancora ci sia da fare. Un richiamo il ministro lo ha fatto alla televisione e ai media in genere, troppo propensi a offrire al pubblico un’immagine della donna che non corrisponde alla realtà del Paese e su cui bisogna intervenire con più decisione, proprio attraverso le modifiche proposte dall’Appello al Contratto di servizio Rai: “Facendo in modo che la televisione pubblica ritorni a raccontare le storie di vita della gente, delle donne, storie di successo nel mondo del lavoro, di affermazione sociale e civile, lontane dalle immagini stereotipate e cariche di sessualità che siamo abituati a vedere in televisione ogni giorno”.

A tale proposito Scajola ha garantito il suo massimo impegno per vigilare sul rispetto degli emendamenti che il Contratto di servizio Rai si appresta a raccogliere: “Perché è attraverso l’educazione del pubblico che si riesce ad agire in modo efficace in termini di modelli culturali diversi e più rispettosi della dignità umana, slegati dagli stereotipi dominanti e i vincoli di audience, offrendo nuove narrazioni del quotidiano, più consone ai valori e ai principi che animano il vivere civile di un paese”.

Gabriella Cims ha sottolineato il “preoccupante degrado culturale e sociale, fonte di atteggiamenti e comportamenti sempre più violenti soprattutto da parte dei giovani sui giovani, di ragazzi su ragazze”. Un problema culturale quindi, non solo di ‘quote rosa’ e di rappresentazione dei corpi, perché la femminilità di per se è già un valore positivo.
Ciò che manca –ha precisato la Cims – non è la presenza della donna nei media e nella società, ma il tipo di presenza, la qualità del racconto che se ne fa nei talk show, nella pubblicità e nei reality, che obbliga il corpo ad esibirsi come oggetto e merce”.

L’immagine è anche sostanza della donna – ha spiegato Paolo Garimberti, Presidente Rai – del suo contemporaneo vissuto ed è da qui che bisogna ripartire per integrare l’attuale offerta televisiva, troppo sbilanciata sulla quantità a discapito della qualità”. “La Rai– ha precisato il Presidente – nel nuovo contratto di servizio pubblico si farà carico delle richieste fin qui arrivate, impegnandosi a favorire la promozione di un’immagine della donna più consona alla realtà del quotidiano, in cui lavora, si impegna e si afferma, in ogni settore della vita sociale e professionale del paese”.

Temi che nella prima sessione dell’incontro, con Focus su Servizio pubblico: gli emendamenti proposti dall’Appello e il nuovo contratto di servizio pubblico 2010- 2012, hanno trovato modo di essere approfonditi dai tanti relatori intervenuti e moderati da Giuliana del Bufalo, direttrice Rai Parlamento.

Particolare attenzione ha suscitato l’intervento di Lorella Zanardo, che ha presentato un frammento del video-documentario ‘Il corpo delle donne’, significativa testimonianza di come la donna è rappresentata sul piccolo schermo, con immagini spesso imbarazzanti, a volte drammatiche nella loro volgarità e nei risvolti sociali che esse comportano. Questo video in rete ha già raccolto 1,3 milioni di visitatori. “C’è la necessità che in Italia riparta subito un dibattito interno ai media – ha affermato la Zanardo – e alla cultura mediatica in generale, che in questi anni si è venuta a sviluppare nel silenzio di tutti, tenendo bene presente che il 60% del pubblico televisivo è composto da donne”. Testimonianza confermata da altri invitati, tra cui Lorenza Lei, Vicedirettore Generale Rai.

Antonio Marano, Vicedirettore Generale Rai, esordisce precisando che: “Le donne hanno una forte rappresentanza in Rai, con il 52% dei Tg fatti dalle donne,con  il 49,4 dei programmi di intrattenimento a loro dedicati e il 49,5% di donne protagoniste in programmi culturali e di approfondimento”. Numeri che spiegano quanto l’azienda faccia per la piena parità.

Parliamo di problemi che investono tutti i media – ha commentato Roberto Rao, Commissione parlamentare vigilanza – ma che la Rai più di tutti deve affrontare e risolvere per via del ruolo pubblico”.

La televisione pubblica, ha precisato Lucia Annunziata, giornalista Rai, proprio per l’attenzione crescente al mondo femminile, ha permesso di offrire al cittadino e utente dei media un’immagine diversa dell’universo femminile, non solamente corpo da spogliare: “Ciò che viene a mancare è in realtà l’opinione delle donne, il loro modo di vedere le cose, il loro punto di vista, che troppo spesso appare secondario rispetto a quello di un uomo; causa questa di una mancanza di autostima, che poi si riproduce nella vita di tutti i gironi, fin nei modelli educativi, in famiglia e a scuola”. Un punto importante, questo del sistema culturale e della sua trasmissione che anche Giampaolo Rossi, presidente RaiNet, ha voluto riprendere sostenendo che: “Troppo spesso quando si parla di donne in televisione e non solo, il mediatore tra il messaggio e il pubblico è sempre un uomo, come se il sistema di trasmissione della conoscenza sia ad appannaggio esclusivo del genere maschile”.

Il secondo panel del convegno, moderato da Lucia Visca, presidente CPO FNSI, ha avuto come focus il Quadro regolamentare nazionale e globale: un nuovo corso nell’impiego della figura femminile nei media. Un ulteriore apprendimento dei temi già discussi nella prima parte, ma supportati dai numeri, necessari per rendere conto di come la donna realmente viene rappresentata sui media e nella società.

Maria Latella, Direttore della rivista ‘A’, ha portato la sua esperienza professionale e di donna nel dirigere una rivista affermata e tutta al femminile: “In cui non si fa giornalismo ‘rosa’, ma giornalismo e basta, senza il bisogno di distinguere tra informazione al femminile e al maschile o di qualità e leggera”. Maria Eleanora Luchin, responsabile direzione Documentazione e Analisi Istituzionali Mediaset, nell’affermare che: “è sbagliato demonizzare la televisione di per sé, perché l’offerta è plurale e tutti i modelli di culturali trovano giusta rappresentazione” suscita il disaccordo generale, col brusio in sala che più volte ha sottolineato i diversi interventi e le relative repliche.

Elisa Manna del Censis, nel suo intervento, ha presentato i risultati di uno studio europeo del 2005 - Woman and media in Europe - in cui si mostra quale era l’immagine predominante della donna italiana in tv e che già vedeva la ‘Velina’ in testa, col 42,4%, seguita dalla donna ‘Vittima o carnefice’ in storie di cronaca, col 42%, per arrivare alla donna ‘Esperta di qualcosa’, in campi del sapere e discipline scientifiche mai ben specificati, col 23% circa. Quindi un’immagine di donna che è possibile definire degradata a puro spettacolo, ormai, intrattenimento delle folle, che l’Europa come istituzione ha cercato in ogni modo di tutelare a livello normativo, equiparando ad esempio il sessismo al razzismo (Raccomandazione del Consiglio d’Europa 1555 del 2002), che l’Italia ha sempre sottoscritto almeno a livello ufficiale, ma scarsamente applicato.  

Ciò di cui si ha bisogno, ha sostenuto Flavia Barca, coordinatrice IEM-Fondazione Rosselli, è una politica di Gender Equality, che parta dai media per bilanciare il peso dei due sessi, che ripari ad un’immagine femminile stereotipata e sbagliata, che permetta alle donne di contribuire allo sviluppo del paese, in termini civili ed economici. Tra le proposte lanciate durante il convegno c’è quella di istituire un tavolo permanente di confronto e di controllo da sottoporre al vaglio del ministro Scajola, che possa quindi vigilare sull’operato della rete pubblica nel rispetto delle nuove regole. Una funzione necessaria, ha sottolineato Giovanna Maggioni, direttore generale UPA, per far in modo che, in mancanza di un codice generale di condotta, qualcuno vigili e sia in grado di sanzionare ogni violazione delle regole. Controlli che per il momento sono effettuati dal Comitato Media e Minori, di cui è presidente Franco Mugerli e che senza mezzi termini ha bollato come “vergognoso e volgare” il modo in cui la donna è rappresentata in televisione.

La battaglia da portare avanti, ha sottolineato Elena Vecchio, presidente Federmanager/Minerva, è sull’affermazione di una cultura del merito, che sappia farci dimenticare il velinismo, le carni da macello mediatico a cui siamo stati abituati, mettendo più cura nella comunicazione verso i ceti medio bassi del paese, lì dove l’attenzione a certi valori e principi democratici e culturali è sicuramente più bassa. Ma certo la televisione non basta per raggiungere lo scopo, pur rimanendo ancora il mezzo di comunicazione più seguito in Italia, perché altre piattaforme avanzano, come il web, i dispositivi mobili multifunzionali ad esempio, che ormai hanno conquistato le nostre case e che Raffaele Barberio, direttore di Key4biz, invita a non sottovalutare. 

Qualcosa si muove e i risultati non tarderanno ad arrivare, ha dichiarato Gabriella Cims nel concludere i lavori della giornata Donne in Tv e nei Media, con la determinatezza delle promotrici dell’Appello e la volontà di inserirsi nell’agenda politica delle Istituzioni, legittimata dalmessaggio di Napolitano, unitamente alla presenza di Scajola e dei vertici Rai in sala, hanno legittimato pubblicamente. Ciò che serve è soprattutto l’impegno di tutti nel camminare assieme lungo un percorso che non sarà sempre facile, ma su cui è possibile agire, affinché un cambiamento sia davvero possibile per tutte le donne, dentro e fuori la televisione.  

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