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International Workshop on the Scientific Approach to the Acheiropoietos Images

4-6 maggio 2010, Frascati (RM)

Il convegno internazionale sull’approccio scientifico alle immagini acheropite, IWSAI, si è svolto nell’aula Brunelli del Centro Ricerche ENEA di Frascati dal 4 al 6 Maggio 2010.
IWSAI è stato in assoluto il primo convegno scientifico sul confronto delle tre immagini che alcuni studiosi ritengono acheropite (non fatte da mano): la Sindone di Torino (un lenzuolo di lino su cui è impressa l’immagine frontale e dorsale di un uomo torturato e crocifisso), la Tilma di Guadalupe (un mantello di fibre dei agave su cui è impressa l’immagine della Madonna) e il velo di Manoppello (una trama trasparente tessuta forse con bisso marino sulla quale è impresso il volto di Gesù Nazzareno) (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Acheropita).

Infatti, fra le decine di immagini tradizionalmente considerate acheropite, queste tre presentano caratteristiche in tutto o in parte non riproducibili e non spiegabili in termini scientifici, e in questo senso rappresentano una sfida alla Scienza e alla conoscenza.

L’immagine più famosa è quella impressa sulla Sindone di Torino. Si tratta di una colorazione delle fibrille superficiali del tessuto causata da ossidazione, disidratazione e formazione di gruppi alcheni. Le oltre quaranta caratteristiche fisiche e chimiche dell’immagine sono talmente peculiari da non essere mai state riprodotte tutte insieme, nemmeno con la tecnologia più avanzata. In questo senso, la formazione dell’immagine della Sindone è ancora un mistero.

Volendo riassumere in estrema sintesi le principali novità emerse dal convegno, possiamo affermare che alcune caratteristiche osservate sulla Sindone (presenza di monete e di scritte) e sulla Tilma di Guadalupe (profili di persone storiche nella pupilla degli occhi) vanno considerate con cautela perché derivano da image-processing molto spinti, incluso un notevole aumento del contrasto, che può portare a binarizzare le immagini evidenziando pixels dubbi. A seguito della pesante elaborazione dell’immagine, il nostro sistema occhio-cervello può “riconoscere” forme tramite il noto fenomeno di pareidolia, una forma di illusione subcosciente che riconduce a forme note oggetti e profili dalla forma casuale.

Viceversa, è confermato che anche i più recenti tentativi di riprodurre l’immagine sindonica con metodi chimici portano a immagini macroscopicamente simili ma molto diverse dall’originale quando analizzate al microscopio a livello di singola fibrilla. In particolare, una delle caratteristiche più difficili da riprodurre è l’estrema superficialità dell’immagine, inferiore a mezzo micrometro, e in questo senso hanno riscosso molto interesse le relazioni sulla riproduzione di una colorazione ultrasottile mediante radiazione laser nel profondo ultravioletto (nei laboratori ENEA) e tramite scarica a effetto corona (presso l’Università di Padova). Di estremo interesse e qualità sono state anche le relazioni che hanno discusso la radiodatazione della Sindone effettuata nel 1988, mostrando che i risultati dei tre campioni analizzati presentano problemi di omogeneità (gradiente lineare del C14) ed errori di calcolo sul livello di confidenza statistico. La conclusione è che i risultati di radio datazione del 1988 pubblicati su Nature non possono considerarsi definitivi.

Durante il convegno le relazioni hanno spaziato a 360 gradi sui principali aspetti chimici, fisici, di datazione, storici, iconografici, archeologici e medico-legali delle immagini considerate.

Si riportano nel seguito alcune tra le relazioni più significative:

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