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Resoconti 2009

Workshop Progetto Vector

25-26 febbraio 2009, Roma

A Roma, presso la sede ENEA, il 26 febbraio scorso sono stati presentati i risultati di un anno di attività di ricerca scientifica del progetto “Vulnerabilità delle Coste e degli ecosistemi marini italiani ai cambiamenti climatici e loro ruolo nei cicli del carbonio mediterraneo” (VECTOR). Il progetto è nato per studiare il ruolo che il Mediterraneo svolge all’interno del ciclo planetario della CO2 e gli impatti più significativi che i cambiamenti climatici in atto determinano sul suo ecosistema marino.

Il progetto è iniziato nel 2006 ed è finanziato dai Ministeri: dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca; dell’Economia e delle Finanze; dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare; delle Politiche Agricole e Forestali, con Fondo Integrativo Speciale per la Ricerca (FISR) – Bando 2001. Partecipano al progetto gli enti di ricerca che si occupano di ambiente marino e costiero: ENEA, CNR con l’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero (IAMC), l’Istituto di Scienze Marine (ISMAR), l’Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali (IDPA), CMCC (Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici), ISPRA-ex-ICRAM (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata all’Ambiente), OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale), SZN (Stazione Zoologica A. Dohrn a Napoli). Il coordinamento è affidato al CONISMA (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare). Il suo obiettivo è disegnare possibili scenari futuri di impatto sulle coste italiane.

ENEA, con Fabrizio Antonioli, dirige una delle 9 Linee di ricerca “Variazioni relative del livello del mare, impatto sulle aree costiere”.Delle 33 aree in Italia contenute nella “Carta Nazionale delle Aeree a Rischio di Allagamento da parte del mare”, il Progetto VECTORne ha studiate cinque. Desta preoccupazione il risultato ottenuto dai sondaggi svolti nella Pianura Friulana, dai quali risulta che l’area della Laguna di Grado e Marano (Trieste) presenta un evidente abbassamento tettonico, attivo da almeno 125.000 anni. Tale cedimento è di quasi mezzo millimetro all’anno che, sommandosi al millimetro di salita del livello eustatico dei mari italiani, determina un fenomeno di un millimetro e mezzo di inabissamento relativo delle coste, con possibili allagamenti nelle aree già classificate dai geologi come depresse (sotto il livello del mare). Ben 15-16 centimetri sono le previsioni degli scienziati per i prossimi 100 anni.

Le altre ricerche riguardano la morfologia delle spiagge emerse e sommerse, le modalità di circolazione costiera, i trasporti litoranei, i trasporti di aerosol dal mare all’area costiera e gli impatti relativi sulle opere e aree occupate dall’uomo. A questi scenari in alcune aree sono stati associati quelli legati ai cambiamenti negli ecosistemi (bentonici e pelagici) lagunari e marini in termini di diversità biologica, produttività, distribuzione di specie invasive e di specie commercialmente importanti.

Per quanto riguarda la biodiversità dei mari italiani, i risultati ottenuti mettono in evidenza i cambiamenti di distribuzione e abbondanza di specie animali e vegetali in relazione a variazioni climatiche e anche alle attività umane. Nel caso delle specie introdotte da altri mari e ormai insediate stabilmente nei nostri (le cosiddette specie aliene), queste sono per la gran parte specie tropicali e subtropicali. I pesci tropicali presenti (come per esempio i pesci palla che arrivano dall’Atlantico e i pesci Flauto dal Mar Rosso) rappresentano ad oggi il 20% dell’intera popolazione indigena. La tropicalizzazione del Mediterraneo continua la sua espansione e oltre ai pesci e altri animali marini proliferano anche le alghe, anche se non mancano esempi di specie ad alta plasticità fisiologica, come l’alga Caulerpa racemosa.

Un altro fenomeno rilevato consiste nella meridionalizzazione, ovvero diffusione di specie che preferiscono le acque calde come il caso del pesce pappagallo e del barracuda, prima presenti solo in aree marine continentali e oggi rilevabili in quasi tutti i mari italiani.

Ulteriori ricerche hanno focalizzato l’interesse sulla comprensione del ruolo degli oceani ed in particolare del Mediterraneo e della piattaforma adriatica nel cambiamento del clima, con attenzione al loro ruolo sui gas serra ed il potenziale assorbimento o rimozione di CO2 da parte dei mari. Gli oceani assorbono grandi quantità di gas serra CO2, il phytoplancton è responsabile di circa il 50% della fotosintesi totale sulla terra e fornisce cibo alla catena alimentare marina. Il Mediterraneo, alcune aree chiave nell’Adriatico e il Tirreno sono i laboratori del progetto VECTOR per lo studio del ciclo del carbonio e degli scambi di CO2 con l’atmosfera. Si segue il riscaldamento,l’acidificazione del mare e le conseguenze sui cicli naturali delbacino mediterraneoa cui si associano studi di scenario futuri sull’evoluzione delle aree oceaniche e delle aree di piattaforma e costiere.

Studi sul Ciclo del Carbonio dell’Area Adriatica, Tirrena e Mar Mediterraneo, aree polari antartiche e simulazioni sull’Oceano globale,partono dal presupposto che l’aumento di anidride carbonica e altri gas ad effetto serra (metano, protossido d’azoto ecc) viene contenuto dalle acque marine che ne assorbono il 50%. Recentemente si è ammesso che laCO2 atmosferica, assorbita dagli oceani, abbia prodotto un abbassamento medio di 0.1 unità di pH nello strato superficiale del mare. Continuando l’attuale trend di aumento della CO2 in atmosfera, si prevede entro il 21° secolo una riduzione media nello strato superficiale compresa fra 0.14 e 0.35 unità. Un simile aumento dell’acidità degli oceani avrebbe un impatto negativo sulla solubilità dei carbonati e sulla vita di tutti gli organismi che ricavano i loro gusci dal carbonato di calcio (coralli, plancton a scheletro calcareo ecc.) con ripercussioni su tutta la rete trofica marina.

Il progetto VECTOR con i suoi studi, le decine di crociere effettuate dal 2006 ad oggi, sta fornendo consistenti risultati e simulazioni attendibile sul ruolo del Mediterraneo, l’Oceano globale ed le aree antartiche polari. Le navi utilizzate sono state principalmente “Urania” e “Dalla Porta” del CNR e “Universitatis” del CONISMA.

Programma dell’evento

Carta nazionale delle aree costiere a rischio